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Giuliana Anzani

Il Gruppo Letterario crya conta tra i suoi poeti Giuliana Anzani la quale trova nella poesia la sua evasione. Scrive in Italiano ed in dialetto brianzolo aggiungendo cosi' un tassello importante al mosaico dell'Associazione dove figurano dialetti lombardi e del Canton Ticino.
La sua poesia in lingua esprime prevalentemente stati d'animo, ma affronta anche con parole graffianti i temi sociali dei nostri giorni. Abita ad Albavilla e la grafia del suo dialetto e' quella della Brianza. Giuliana Anzani attinge, in quest'ultime poesie, dal paniere della memoria, spaccati della sua adolescenza. Una sua lirica racconta la vicenda, tramandata a lei dalla mamma, di una ragazzina entrata a lavorare nella filanda in giovane eta' . Vinse con questa poesia un premio al concorso dialettale "Il mandarino d'oro" riuscendo a coinvolgere coloro che ne ascoltavano la lettura. Noi dell'crya siamo riconoscenti a Giuliana che, col suo vernacolo, collabora a non lasciar morire le nostre tradizioni tramandando, a chi verra'  dopo di noi, una testimonianza scritta. E' iscritta All'crya dal 2007. Nel 2012 pubblica il quaderno dell'crya nr. 41 dal titolo "Ta cnti una storia"

 

Ghhuu vja da f na fsta

Ghhuu vja da f na fsta
e invid tta la gent,
qula brava, qula unsta,
che la viv par laur.

Ttt i nm chmm mai scriv
e i facc chmm mai ved.
Ttt i eroi che la fen dal mes
henn rissii a tir la cinta.

Pulenta e strachen,
fisarmonica e viulen,
abito lungo e cravata
cumpraa al mercaa da Cmm.

Ghhuu vja da f na fsta
e invid tta la gent,
i vcc da la Bagina,
chi drma par la strada,
chi prega ttt ul d.

Ghhuu vja da f na fsta
par qui ca disi m!

Ho voglia di fare una festa: Ho voglia di fare una festa/ e invitare tutta la gente,/ quella brava, quella onesta,/ che vive per lavorare.// Tutti i nomi mai scritti/ e le facce mai viste./ Tutti gli eroi che alla fine del mese/ sono riusciti a tirare la cintura.// Polenta e stracchino,/ fisarmonica e violino,/ abito lungo e cravatta/ comprati al mercato di Como./ Ho voglia di fare una festa/ e invitare tutta la gente,/ i vecchi del Pio Albergo Trivulzio,/ chi dorme per la strada,/ chi prega tutto il giorno.// Ho voglia di fare una festa/ per quelli che dico io.

 

UL battesim in "Batteria" (*)

Vascuni dacqua sbruienta
scra e senza cuscenza
spzza da cadavar
e man puciaa in da lacqua.

Bagna ben qull fiur che vegn.
na sbrufada
par sbass i ari
a lltima rivada.

A dudas ann a guadagn la mica
sota i vcc imbrutii da la vita
e cant.cant,
par scunfund la fadiga.

Strenc i dinc pra tusa
che la sira l sci
e a c la tua gent
la ta specia,
cun na bla minstra
s l fgh.

Il battesimo in "Batteria" (*): Grosse vasche d'acqua bollente/ scura e senza coscienza/ puzza di cadavere/e mani immerse nell'acqua .// "Bagna bene quel fiore che viene"./ Una spruzzata/ per abbassare le arie/ all'ultima arrivata./ A dodici anni a guadagnare il pane/ sotto i vecchi imbruttiti dalla vita/ e cantare...cantare,/ per confondere la fatica.// "Stringi i denti povera bambina/ che la sera sta arrivando/ e a casa i tuoi genitori/ ti stanno aspettando,/ con una bella minestra/ sul fuoco."

(*) Batteria: era il nome di una filanda